Quando il corpo fatica a fare ciò che la mente immagina

In breve

Disprassia

La disprassia è una difficoltà nella pianificazione, organizzazione e realizzazione di azioni intenzionali.

La persona può sapere cosa vuole fare, ma avere difficoltà a programmare ed eseguire correttamente la sequenza dei movimenti necessari.

Cos'è?

Che cos'è la Disprassia

La Disprassia viene generalmente inclusa nei Disturbi della Coordinazione Motoria e si caratterizza per la difficoltà nell’organizzazione e nella pianificazione del movimento. La disprassia non riguarda semplicemente l’esecuzione di schemi di movimento, ma investe la capacità di rappresentarsi, programmare e pianificare movimenti intenzionali diretti al raggiungimento di un obiettivo.

Come si  riconosce?

Campanelli d'allarme della Disprassia

La diagnosi di disprassia prevede che queste prestazioni inadeguate interferiscano in maniera significativa con i risultati scolastici o con le attività della vita quotidiana.Generalmente a notare i primi segnali di disprassia sono i genitori. Alcune manifestazioni si riscontrano già nei primi due anni di vita.

Motricità globale

Calciare la palla, scavalcare gli ostacoli.

Gesti espressivi

Salutare, battere il cinque, mandare un bacio, fare “no” con il dito.

Motricità fine e autonomie

Pettinarsi, abbottonarsi, soffiarsi il naso, tagliare con le forbici, aprire la porta con le chiavi, avvitare un barattolo, disegnare.

Movimenti della bocca

Bere, spegnere le candeline, fare la linguaccia, fare le pernacchie, soffiare per fare le bolle.

Come lavoriamo?

Percorso diagnostico e terapeutico

Presso il Centro operano professionisti qualificati, esperti nell’Età Evolutiva, in grado attraverso un lavoro di equipe multidisciplinare ed una serie di incontri di Valutazione di avere un quadro chiaro e preciso sullo stato dello sviluppo cognitivo, psicologico, motorio ed emotivo del bambino, in modo da poter pianificare un percorso Terapeuticoadeguato.

Di questo disturbo se ne occupa il Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva.

Approfondimenti

I principali Disturbi Neuro e Psicomotori

Individuare precocemente questi disturbi permette di poter intervenire in modo tempestivo ed efficace.
Difficoltà che riguardano lo sviluppo e l’integrazione delle funzioni motorie, cognitive, percettive, emotive e relazionali.
Movimenti goffi, lenti o imprecisi rispetto all’età del bambino.
Un ritardo nelle tappe motorie, cognitive e comunicative attese.
Difficoltà nell’organizzare e interpretare le informazioni nello spazio.

A chi puoi rivolgerti?

Gli specialisti dei Disturbi Psicomotori

FAQ

Risposte rapide alle domande più comuni.

La disprassia è una difficoltà nella pianificazione, organizzazione e realizzazione di azioni intenzionali. La persona può sapere cosa vuole fare, ma avere difficoltà a programmare ed eseguire correttamente la sequenza dei movimenti necessari.

In ambito evolutivo, molte difficoltà descritte come “disprassia” possono rientrare nel Disturbo dello Sviluppo della Coordinazione (DCD), soprattutto quando riguardano la coordinazione motoria.

La disprassia può interessare:

  • motricità globale: correre, saltare, mantenere l’equilibrio;
  • motricità fine: usare matite, forbici, bottoni, posate;
  • coordinazione dei gesti: imitare movimenti, eseguire sequenze;
  • organizzazione delle azioni quotidiane: vestirsi, preparare il materiale, seguire procedure;
  • abilità comunicative (in alcuni casi): coordinazione dei movimenti necessari alla produzione dei suoni del linguaggio.

Alcuni segnali possono includere:

  • difficoltà a imparare nuovi movimenti;
  • apparente goffaggine o frequenti urti e cadute;
  • difficoltà nei giochi con la palla;
  • lentezza nell’eseguire attività quotidiane;
  • difficoltà a vestirsi, usare posate o allacciarsi le scarpe;
  • difficoltà nel disegno e nella scrittura;
  • fatica a seguire sequenze di azioni;
  • bisogno di molte ripetizioni per acquisire nuove abilità.

No. La disprassia riguarda principalmente la pianificazione e l’esecuzione delle azioni motorie. Le capacità cognitive possono essere nella norma. Le difficoltà motorie non indicano necessariamente difficoltà intellettive.

No. Nella maggior parte dei casi il problema non è la forza, ma il modo in cui il cervello organizza e coordina il movimento.

La goffaggine occasionale è comune nei bambini. Si parla di difficoltà significative quando i problemi:

  • persistono nel tempo;
  • sono più evidentirispetto ai coetanei;
  • limitano autonomia, gioco, scuola o vita sociale.

La valutazione può comprendere:

  • osservazione delle abilità motorie;
  • prove di coordinazione e pianificazione motoria;
  • valutazione delle autonomie;
  • analisi dello sviluppo del bambino;
  • eventuale valutazione logopedica o neuropsicologica.


Possono essere coinvolti neuropsichiatra infantile, terapista della neuropsicomotricità dell’età evolutiva, fisioterapista, logopedista e psicologo/neuropsicologo.

Gli interventi vengono personalizzati e possono includere:

  • terapia della neuropsicomotricità dell’età evolutiva;
  • attività per migliorare pianificazione e coordinazione;
  • strategie per le autonomie quotidiane;
  • supporto alla scrittura e agli apprendimenti;
  • logopedia nei casi con difficoltà di programmazione del linguaggio.

Il percorso varia da persona a persona. Con interventi mirati e strategie adeguate, molti bambini migliorano le proprie abilità e imparano modalità più efficaci per affrontare le attività quotidiane.

. Può rendere più difficili:

  • scrittura e uso degli strumenti scolastici;
  • copia dalla lavagna;
    organizzazione del materiale;
  • attività di educazione fisica;
  • gestione dei tempi nelle attività.

Possono aiutare:

  • proporre attività suddivise in piccoli passaggi;
  • dare istruzioni chiare e una alla volta;
  • lasciare tempi adeguati per completare i compiti;
  • utilizzare strumenti facilitanti quando necessari;
  • rinforzare i progressi e l’autonomia.

È utile rivolgersi al pediatra o ai servizi specialistici se il bambino:

  • mostra difficoltà persistenti nei movimenti;
  • evita attività motorie o manuali;
  • fatica molto nelle autonomie quotidiane;
  • presenta difficoltà scolastiche legate alla scrittura o all’organizzazione;
  • sembra avere bisogno di molte più ripetizioni dei coetanei per imparare nuovi gesti.
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