Il primo passo per aiutare il bambino
In breve
Valutazione Psicologica Infantile
Una consultazione psicologica con un bambino serve a comprendere il suo funzionamento emotivo, relazionale e comportamentale, e a capire se le difficoltà che manifesta fanno parte del normale sviluppo oppure richiedono un intervento specifico.
Quando è utile?
Quando rivolgersi a uno Psicologo Infantile
La Valutazione Psicologica è la procedura che consente allo psicoterapeuta di poter avere un quadro globale della personalità del bambino al fine di comprendere il suo funzionamento e indicare l’intervento più appropriato.
1
Primo Colloquio
Primo Colloquio con i Genitori in cui vengono raccolte le informazioni relative alla storia di sviluppo del bambino.
2
Valutazione
Tre incontri di Valutazione con il Bambino, in cui vengono indagati gli aspetti cognitivi, emotivi, comportamentali e psicologici. A seconda del tipo di richiesta vengono effettuati colloqui, osservazioni individuali e somministrati test.
3
Colloquio finale
Un Colloquio di Restituzione con i genitori in cui i risultati vengono condivisi e si descrive il quadro complessivo dello stato di sviluppo del bambino, proponendo un Percorso Terapeutico se indicato.
Un sostegno per la famiglia
Perchè può essere utile
Una Consultazione Psicologica aiuta a dare un senso al momento di difficoltà, sostenendo i genitori che spesso si sentono disorientati ed impotenti ed attenuando lo stato di angoscia del bambino.
Approfondimenti
Disturbi in età Scolare e Prescolare
I bambini / ragazzi in età scolare, di età compresa tra i 6 e i 17 anni, manifestano a volte difficoltà che possono riguardare l’Apprendimento scolastico, il Comportamento o gli aspetti Emotivo-Relazionali, quali:
Disturbi specifici dell'Apprendimento (DSA)
Disturbi del neurosviluppo che riguardano difficoltà specifiche nell’acquisizione di alcune abilità scolastiche, nonostante un’intelligenza nella norma e adeguate opportunità educative.
Difficoltà Emotive e Relazionali
Difficoltà che riguardano la gestione delle emozioni e il modo di relazionarsi con gli altri. Possono influenzare il benessere personale, la vita familiare, scolastica e sociale.
Difficoltà del Comportamento (DOP e DOC)
Ritiro / Aspetti Depressivi
Disturbo dell’umore che va oltre la normale tristezza e può influenzare pensieri, emozioni, comportamento e capacità di svolgere le attività quotidiane.
Fobie
Disturbi d’ansia caratterizzati da una paura intensa, persistente e sproporzionata nei confronti di un oggetto, un animale, una situazione o un ambiente specifico. Questa paura può portare la persona a evitare ciò che teme, con ripercussioni sulla vita quotidiana.
Disturbi Alimentari
Condizioni di salute mentale caratterizzate da un rapporto problematico con il cibo, il peso e l’immagine corporea.
Difficoltà di Separazione
Reazione di forte preoccupazione o disagio legata al distacco da una figura di riferimento, come un genitore, il partner o un’altra persona significativa.
Disturbi dell'Attenzione e Iperattività (ADHD)
Disturbo del neurosviluppo caratterizzato da difficoltà di attenzione, impulsività e/o iperattività che possono interferire con il rendimento scolastico, le relazioni sociali e la vita quotidiana.
Come lavoriamo?
Percorso diagnostico e terapeutico
Il Centro dispone di Psicologi e Psicoterapeuti dell’Età Evolutiva qualificati a fornire, dopo una serie di incontri di valutazione, un quadro globale dello stato di salute psico – emotiva del bambino in difficoltà e a fornire poi, se indicato, un supporto attraverso uno spazio di Psicoterapia che favorisca i processi di crescita.
Obiettivo della valutazione è avere una visione chiara della situazione per poter delineare un piano terapeutico e riabilitativo.
A chi puoi rivolgerti?
I nostri Psicologi dell'età Evolutiva
FAQ
Risposte rapide alle domande più comuni.
A cosa serve una Valutazione Psicologica ?
Una consultazione psicologica con un bambino serve a comprendere il suo funzionamento emotivo, relazionale e comportamentale, e a capire se le difficoltà che manifesta fanno parte del normale sviluppo oppure richiedono un intervento specifico.
In genere gli obiettivi sono:
- Capire il motivo della difficoltà, ad esempio ansia, paure, tristezza, rabbia, problemi a scuola, difficoltà nel sonno, nell’alimentazione o nelle relazioni.
- Valutare lo sviluppo del bambino, osservando aspetti cognitivi, emotivi, sociali e comportamentali.
- Individuare i fattori che contribuiscono al problema, considerando sia le caratteristiche del bambino sia il contesto familiare, scolastico e sociale.
- Ascoltare i genitori, raccogliendo informazioni sulla storia del bambino, sulle loro preoccupazioni e sulle risorse della famiglia.
- Osservare il bambino, spesso attraverso il gioco, il disegno o attività adatte alla sua età, poiché i bambini non sempre esprimono le proprie emozioni con le parole.
- Fornire indicazioni ai genitori, suggerendo strategie educative e relazionali utili per affrontare le difficoltà.
- Stabilire se sia necessario un percorso successivo, come un supporto psicologico, una valutazione più approfondita o, se non emerge un bisogno clinico, rassicurare la famiglia.
Una consultazione non coincide necessariamente con l’inizio di una terapia. Spesso consiste in alcuni incontri (generalmente da 4 a 5), al termine dei quali lo psicologo restituisce le proprie osservazioni e condivide eventuali raccomandazioni.
Quali sono i principali campanelli d'allarme divisi per aree?
A differenza degli adolescenti, i bambini comunicano il disagio soprattutto attraverso azioni fisiche, regressioni e sintomi corporei
1. Regressioni dello sviluppo (Tornare indietro)
- Controllo degli sfinteri: Ricomincia a fare la pipì (enuresi) o la cacca (encopresi) a letto o nei vestiti dopo che l’autonomia era già stata raggiunta.
- Linguaggio e abitudini: Torna a parlare con un linguaggio infantile, chiede improvvisamente il ciuccio o vuole bere di nuovo dal biberon.
- Gesti di rassicurazione: Iniziare a succhiarsi il pollice in modo costante o mostrare un’ ansia da separazione estrema e insolita dai genitori.
2. Sintomi psicosomatici (Il corpo parla)
- Dolori ricorrenti: Mal di pancia, mal di testa o nausea frequenti, che si manifestano soprattutto in momenti specifici (es. la mattina prima di andare a scuola) e in assenza di cause mediche.
- Disturbi del sonno: Difficoltà persistente ad addormentarsi, risvegli notturni continui, incubi terrorizzanti o il rifiuto assoluto di dormire nel proprio letto.
- Alterazioni dell’appetito: Rifiuto improvviso del cibo, selettività alimentare estrema insorta dal nulla o, al contrario, abbuffate legate all’ansia.
3. Sfera emotiva e comportamentale
- Rabbia incontrollabile: Crisi di pianto o scoppi di collera frequenti, distruttivi (rompere oggetti) o aggressivi verso genitori, insegnanti o coetanei.
- Difficoltà attentive ed iperattività: il bambino è spesso con la “testa” tra le nuvole, fatica a concentrarsi e stare fermo (si muove, si alza dalla sedia, deve essere speso richiamato)
- Paure invalidanti: Sviluppo di fobie nuove e intense che bloccano le attività quotidiane (es. paura del buio totale, degli insetti, di stare da solo in una stanza).
- Tristezza o apatia: Il bambino appare spento, non sorride, gioca meno e mostra un disinteresse generale per le attività che prima lo entusiasmavano.
4. Contesto scolastico e sociale
- Isolamento: Tendenza a stare da solo durante la ricreazione, rifiuto di andare alle feste dei compagni o difficoltà cronica a fare amicizia.
- Calo del rendimento: Difficoltà improvvisa a concentrarsi, disattenzione marcata segnalata dalle maestre o un peggioramento ingiustificato dei risultati scolastici.
- Gioco ripetitivo o fisso: Un gioco che non evolve, in cui il bambino mette in scena sempre la stessa situazione di violenza, distruzione o forte angoscia.
Come capisco se mio figlio ha bisogno di una valutazione psicologica?
Non esiste un singolo segnale che indichi con certezza la necessità di una valutazione psicologica. Più spesso è l’insieme di alcuni comportamenti, soprattutto se durano nel tempo, sono intensi o interferiscono con la vita quotidiana, a suggerire che potrebbe essere utile un approfondimento.
Alcuni segnali a cui prestare attenzione sono:
- Cambiamenti importanti dell’umore, come tristezza, irritabilità o ansia persistenti.
- Paure molto intense o che limitano le attività quotidiane.
- Rabbia frequente, crisi difficili da gestire o comportamenti aggressivi.
- Difficoltà nelle relazioni con coetanei o adulti.
- Calo del rendimento scolastico o rifiuto della scuola.
- Disturbi del sonno o dell’alimentazione che persistono.
- Regressioni (ad esempio tornare a fare la pipì a letto dopo aver acquisito il controllo).
- Difficoltà di attenzione, concentrazione o controllo degli impulsi che compromettono l’apprendimento o la vita familiare.
- Eventi stressanti recenti (separazione dei genitori, lutto, bullismo, trasferimento) dopo i quali il bambino fatica a ritrovare il proprio equilibrio.
Più che il singolo comportamento, è importante chiedersi:
- Da quanto tempo è presente?
- Quanto è intenso?
- Si manifesta in più contesti (casa, scuola, attività sportive)?
- Sta causando sofferenza al bambino o alla famiglia?
- È diverso da come il bambino era abitualmente?
Anche se i segnali non sono molto evidenti, una consultazione può essere utile quando un genitore ha una preoccupazione persistente. Lo scopo non è “etichettare” il bambino, ma capire se le difficoltà rientrano nello sviluppo normale, se sono una risposta a un momento di stress oppure se è indicato un supporto specifico.
Quali sono i momenti delicati in cui spesso una persona chiede una valutazione?
- Passaggi di crescita: difficoltà evidenti nell’affrontare l’inizio di un nuovo ciclo scolastico (es. passaggio dalle elementari alle medie).
- Eventi stressanti familiari: una separazione conflittuale dei genitori, la nascita di un fratellino, un trasloco importante o la perdita di una figura di riferimento.
Se ci sono difficoltà scolastiche quando è il caso di fare una valutazione?
- Calo del rendimento: un peggioramento improvviso dei voti non giustificato da una mancanza di studio.
- Forte disattenzione: fatica estrema a mantenere la concentrazione, iperattività marcata o forte frustrazione di fronte ai compiti domestici.
Quali difficoltà possono comparire in età prescolare?
In età prescolare possono emergere difficoltà relative a:
- Linguaggio e comunicazione: ritardo nella comparsa delle parole, difficoltà a costruire frasi, problemi nella comprensione, difficoltà nella pronuncia dei suoni.
- Abilità cognitive e di apprendimento: difficoltà nella memoria, nell’attenzione, nel riconoscimento di forme, colori, numeri o lettere.
- Motricità: difficoltà nella coordinazione, nel disegno, nell’uso delle forbici, nella manipolazione o nelle attività grafo-motorie.
- Area emotiva: paure intense, ansia, difficoltà nella separazione dai genitori, forte insicurezza.
- Comportamento: oppositività frequente, difficoltà nella gestione della rabbia, impulsività, scarsa capacità di rispettare regole.
- Area sociale: difficoltà nel gioco con i coetanei, nel condividere, nel comunicare bisogni ed emozioni.
Quali sono i disturbi che possono essere individuati in età prescolare?
Tra le condizioni che possono richiedere approfondimento ci sono:
- Disturbi del linguaggio: difficoltà persistenti nella comprensione e/o nell’espressione linguistica.
- Disturbi della comunicazione: difficoltà nell’uso del linguaggio per interagire con gli altri.
- Disturbi della coordinazione motoria: difficoltà nelle abilità motorie rispetto all’età.
- Disturbi dell’attenzione e dell’autoregolazione: difficoltà marcate nel mantenere l’attenzione, controllare gli impulsi e organizzare il comportamento.
- Difficoltà emotive e ansiose: paure eccessive, ansia persistente o forte disagio emotivo.
- Difficoltà socio-relazionali: problemi nell’interazione con gli altri e nella gestione degli scambi sociali.
Quali segnali è utile non trascurare?
È consigliabile chiedere un confronto con uno specialista se il bambino:
- parla molto meno rispetto ai coetanei;
- fatica a farsi comprendere;
- non comprende semplici consegne adeguate all’età;
- evita spesso il gioco con altri bambini;
- presenta reazioni emotive molto intense e difficili da gestire;
- mostra difficoltà importanti nella scuola dell’infanzia;
- sembra avere difficoltà a concentrarsi o a seguire attività strutturate.
Una difficoltà prescolare significa avere un disturbo?
No. Ogni bambino ha tempi di sviluppo individuali. Una valutazione serve proprio a distinguere una normale variabilità dello sviluppo da una difficoltà che necessita di supporto.
Quali sono i disturbi che possono essere individuati in età scolare?
Durante il percorso scolastico possono emergere difficoltà che riguardano l’apprendimento, l’attenzione, gli aspetti emotivi, il comportamento e le relazioni sociali. Riconoscere precocemente alcuni segnali permette di comprendere i bisogni del bambino e individuare il supporto più adeguato.
Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA)
I Disturbi Specifici dell’Apprendimento riguardano difficoltà persistenti nell’acquisizione di alcune abilità scolastiche, nonostante un’intelligenza nella norma e adeguate opportunità di apprendimento.
Comprendono:
- Dislessia: difficoltà nella lettura, caratterizzata da lentezza e/o numerosi errori.
- Disortografia: difficoltà nell’acquisizione delle regole ortografiche e nella scrittura delle parole.
- Disgrafia: difficoltà nella componente esecutiva della scrittura, come la qualità e la fluidità del gesto grafico.
- Discalculia: difficoltà nelle abilità numeriche e nel calcolo.
- Disturbi del linguaggio e della comunicazione
Alcuni bambini possono presentare difficoltà persistenti nella comprensione, nell’espressione linguistica o nell’uso efficace del linguaggio, con possibili ripercussioni sulla comprensione dei testi, sull’esposizione orale e sugli apprendimenti.
Difficoltà attentive e di autoregolazione
Alcuni bambini mostrano difficoltà nel:
- mantenere l’attenzione;
- portare a termine le attività;
- organizzare il materiale scolastico;
- controllare gli impulsi;
- rispettare i turni e le regole.
Quando queste caratteristiche sono persistenti e presenti in più contesti, può essere utile una valutazione per approfondire la presenza di eventuali difficoltà attentive.
Difficoltà emotive e ansia scolastica
La scuola può rappresentare una fonte di preoccupazione per alcuni bambini. Possono manifestarsi:
- paura di sbagliare;
- ansia prima di verifiche o interrogazioni;
- forte perfezionismo;
- mal di pancia o altri sintomi fisici legati allo stress;
- rifiuto o difficoltà nella frequenza scolastica.
Difficoltà comportamentali
Alcuni bambini possono manifestare:
- opposizione frequente alle richieste degli adulti;
- difficoltà nella gestione della rabbia;
- impulsività;
scoppi emotivi - intensi;
- difficoltà nel rispetto delle regole.
Una valutazione permette di comprendere le cause del comportamento e individuare strategie educative efficaci.
Difficoltà relazionali e sociali
Possono riguardare:
- difficoltà nel creare amicizie;
- isolamento dal gruppo dei pari;
- problemi nella
- gestione dei conflitti;
- difficoltà nel comprendere emozioni e segnali sociali.
Quando è consigliabile chiedere una valutazione?
È utile rivolgersi a un professionista quando le difficoltà:
- persistono nel tempo nonostante il supporto scolastico;
- causano sofferenza al bambino;
- influenzano il rendimento o la motivazione;
- compromettono le relazioni con compagni e adulti;
- richiedono un impegno molto superiore rispetto ai coetanei.
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