Il linguaggio, uno strumento essenziale per crescere e relazionarsi
In breve
Disturbi del Linguaggio
Il Disturbo del Linguaggio è una difficoltà persistente nell’acquisizione e nell’uso del linguaggio, che può riguardare la comprensione, l’espressione o entrambi gli aspetti. Fa parte dei disturbi del neurosviluppo.
Cosa sono?
Cosa sono i Disturbi del Linguaggio
L’emergere del linguaggio e lo sviluppo delle diverse competenze linguistiche sono caratterizzati dalla presenza di una notevole variabilità.
Le differenze individuali che caratterizzano lo sviluppo del linguaggio sin dai primi anni di vita, possono celare condizioni di ritardo transitorio nella comparsa e nello sviluppo del linguaggio, è il caso per esempio dei bambini “parlatori tardivi”, oppure possono essere espressione di un disturbo della comunicazione e/o del linguaggio.
Crescere con il linguaggio
Tappe dello Sviluppo Linguistico del Bambino
Serena Bonifacio et al., IRCCS Burlo Garofolo – Trieste
Il bambino comincia a produrre delle sillabe formate da una consonante e da una vocale (papapa). Questa fase viene definita lallazione.
Il bambino comincia a comprendere le prime parole e a produrre sillabe con consonanti diverse (pataga).
Il bambino comprende semplici richieste (apri la bocca) e frasi (non toccare), risponde al proprio nome e comprende le parole della sua quotidianità. Comincia a produrre le prime parole.
Il bambino comprende semplici istruzioni (portami il cappello), comprende semplici domande (dov’è la palla?). Produce almeno 10 parole.
Il bambino comprende semplici discorsi che riguardano fatti già accaduti o che devono ancora accadere, comprende richieste formate da due azioni (prendi la palla e mettila nella scatola). Produce più di 100 parole, comincia a mettere insieme semplici frasi per fare brevi discorsi, usa almeno 10 consonanti diverse per produrre le parole.
Il bambino comprende i discorsi dell’adulto che sono al suo livello. Si esprime con un’ampia ricchezza lessicale, usa le prime forme grammaticali che caratterizzano la sua lingua, sa produrre frasi in cui c’è accordo tra il soggetto e il verbo. Le regole della grammatica cominciano a consolidarsi. Riesce a produrre quasi tutti i suoni consonantici della sua lingua e la pronuncia delle parole è facilmente comprensibile agli estranei
I bambini che fra i 2 e i 3 anni presentano un ritardo nell’acquisizione del linguaggio, in assenza di patologie neurologiche, sensoriali e cognitive, sono considerati bambini a rischio.
Come si riconosce?
Campanelli d'allarme
In questi casi è bene rivolgersi a esperti in centri specializzati in disturbi di linguaggio.
A 24 mesi
- produce meno di 50 parole
- impara poche parole nuove al mese
- non combina due parole in un'unica frase tipo "auto papà"
- le parole sono composte da una scarsa varietà di consonanti
- ha una scarsa comprensione di brevi frasi
A 36 mesi
- non comprende il significato dei discorsi
- ha un vocabolario limitato
- non fa semplici frasi
- lpronuncia le parole in un modo che è difficile capire cosa dice
Quando intervenire?
L'importanza dell'intervento precoce
È importante un intervento precoce per sostenere lo sviluppo del linguaggio del bambino, indispensabile strumento per la sua crescita cognitiva e relazionale.
In caso di ritardo nello sviluppo linguistico (entro i tre anni), un intervento precoce focalizzato sui genitori può prevenire sia l’instaurarsi di un disturbo linguistico persistente sia di altri disturbi che spesso si associano.
Identificare il ritardo di linguaggio in epoca precoce, infatti, ha anche l’obiettivo di prevenire una possibile frustrazione del bambino che potrebbe sentirsi inadatto a comunicare.
Un intervento tardivo, infine, può avere ripercussioni negative sull’apprendimento della letto-scrittura.
Approfondimenti
Il disturbo del linguaggio in età evolutiva
Riconoscere per tempo una difficoltà del linguaggio permette di sostenere lo sviluppo comunicativo del bambino.
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Un rallentamento nell’emergere e nello sviluppo del linguaggio nei primi anni di vita.
A chi puoi rivolgerti?
Gli specialisti dei Disturbi Alimentari
FAQ
Risposte rapide alle domande più comuni.
Che cos’è il Disturbo del Linguaggio?
Il Disturbo del Linguaggio è una difficoltà persistente nell’acquisizione e nell’uso del linguaggio, che può riguardare la comprensione, l’espressione o entrambi gli aspetti. Fa parte dei disturbi del neurosviluppo.
Quali aspetti del linguaggio possono essere coinvolti?
Il disturbo può interessare:
- comprensione linguistica: difficoltà a comprendere parole, frasi o consegne;
- linguaggio espressivo: difficoltà a trovare le parole, costruire frasi o raccontare eventi;
- vocabolario: uso di un numero ridotto di parole;
- fonologia: difficoltà nella produzione corretta dei suoni;
- pragmatica: difficoltà nell’utilizzare il linguaggio nelle interazioni sociali.
Quali sono i campanelli d’allarme?
Alcuni segnali possono includere:
- poche parole rispetto all’età;
- difficoltà a formare frasi;
- linguaggio poco comprensibile;
- difficoltà a raccontare esperienze;
- difficoltà a comprendere richieste o domande;
- uso frequente di gesti al posto delle parole;
- difficoltà a partecipare agli scambi comunicativi.
Ogni bambino che parla tardi ha un Disturbo del Linguaggio?
No. Alcuni bambini possono avere uno sviluppo linguistico più lento e recuperare spontaneamente. Tuttavia, è importante monitorare la situazione, soprattutto se le difficoltà riguardano anche la comprensione o la comunicazione.
Il Disturbo del Linguaggio è collegato all’intelligenza?
No. Un bambino con Disturbo del Linguaggio può avere capacità cognitive nella norma. La difficoltà riguarda principalmente l’acquisizione e l’uso del linguaggio.
Chi effettua la valutazione?
La valutazione può coinvolgere:
- logopedista;
- neuropsichiatra
- infantile;
- psicologo/neuropsicologo dell’età evolutiva;
- altri professionisti, se necessario.
Qual è il ruolo del logopedista?
Il logopedista:
- valuta le competenze linguistiche e comunicative;
- individua le difficoltà specifiche;
- propone un intervento personalizzato;
- sostiene lo sviluppo del linguaggio e della comunicazione.
Quali interventi possono aiutare?
Gli interventi possono comprendere:
- terapia logopedica;
- attività per ampliare il vocabolario;
- potenziamento della comprensione;
- lavoro sulla costruzione delle frasi;
- miglioramento della pronuncia dei suoni;
- strategie comunicative per famiglia e scuola.
A che età circa mio figlio dovrebbe iniziare a produrre i primi suoni e le prime sillabe?
I bambini iniziano a produrre i primi suoni vocalici intenzionali intorno ai 2-4 mesi e le prime combinazioni di sillabe ripetute (la lallazione) tra i 6 e gli 8 mesi.
Quando dovrebbe iniziare a comprendere semplici istruzioni?
Un bambino inizia a comprendere le prime semplici istruzioni (come “no”, “vieni qui” o “dammi il gioco”) tra i 9 e i 12 mesi di età
A quanti anni mio figlio dovrebbe iniziare a dire le prime parole e a formare le prime frasi?
Un bambino inizia in genere a dire le prime parole intorno a 1 anno (10-18 mesi) e a formare le prime frasi semplici verso i 2 anni (18-24 mesi).
Perchè è importante l’intervento precoce ovvero intervenire il prima possibile?
L’intervento precoce è fondamentale perché sfrutta una caratteristica unica del cervello del bambino: la neuroplasticità, ovvero la capacità del cervello infantile di modificarsi, ripararsi e creare nuove connessioni neuronali in modo rapidissimo nei primi anni di vita.Intervenire subito permette di ottenere risultati più efficaci ,rispetto a un intervento tardivo .
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