Libri sulle emozioni per bambini: perché leggerli insieme e come sceglierli

I libri sulle emozioni per bambini possono essere un modo semplice e naturale per parlare di paura, rabbia, tristezza, gioia, gelosia o frustrazione.

Attraverso una storia, infatti, il bambino può osservare quello che accade a un personaggio, riconoscere alcune emozioni e, gradualmente, trovare parole per raccontare anche ciò che sente personalmente.

Il valore della lettura, però, non dipende soltanto dal tema del libro. Leggere insieme a un adulto disponibile ad ascoltare può trasformare una storia in un momento di relazione, confronto e scoperta.

Perché leggere libri sulle emozioni ai bambini?

La lettura condivisa può offrire al bambino diverse occasioni per avvicinarsi al proprio mondo emotivo.

In particolare può aiutarlo a:

  • riconoscere e dare un nome alle emozioni;
  • comprendere che anche altre persone possono vivere sentimenti simili;
  • osservare modi diversi di reagire alla stessa situazione;
  • parlare più facilmente di ciò che prova;
  • riflettere sui pensieri e sulle emozioni degli altri;
  • confrontarsi con esperienze come paura, rabbia, tristezza, gelosia, vergogna o frustrazione;
  • comprendere meglio alcune situazioni che incontra nella vita quotidiana.

La storia crea infatti una certa distanza rispetto all’esperienza personale. Per alcuni bambini può essere più semplice parlare inizialmente della paura di un personaggio anziché dire direttamente: “Anch’io ho paura”.

Il libro può così diventare un punto di partenza per una conversazione che nasce spontaneamente.

Leggere storie aiuta i bambini a comprendere le emozioni?

Può aiutare, soprattutto quando la lettura viene condivisa con un adulto.

Parlare di ciò che provano i personaggi, delle cause delle loro emozioni e delle possibili reazioni offre al bambino occasioni per osservare e comprendere stati emotivi differenti.

Non è necessario, però, aspettarsi che una singola storia insegni automaticamente al bambino a gestire rabbia, ansia o tristezza.

La capacità di riconoscere e regolare le emozioni si sviluppa progressivamente attraverso le esperienze, le relazioni e il confronto con gli adulti di riferimento.

La lettura può essere uno degli strumenti che accompagnano questo processo.

Quando invece emozioni come ansia, paura, tristezza o rabbia diventano molto intense, persistenti o interferiscono con la quotidianità, può essere utile approfondire il tema dei disturbi emotivo-relazionali nei bambini e valutare un confronto con un professionista.

Non serve trasformare la lettura in una lezione

Uno degli errori più comuni è scegliere un libro sulle emozioni e trasformare subito la lettura in una serie di domande.

“Che emozione prova?”, “Perché è arrabbiato?”, “Tu cosa faresti?”, “Ti comporti anche tu così?”

Le domande possono essere utili, ma non devono diventare un interrogatorio.

Spesso è più efficace leggere insieme, osservare le reazioni del bambino e lasciare che sia la storia ad aprire uno spazio di dialogo.

Se emerge spontaneamente un momento adatto, si può chiedere per esempio: “Secondo te, come si sentiva questo personaggio?” oppure: “Cosa pensi che lo abbia fatto arrabbiare?”, o ancora: Ti è mai capitato di sentirti così?”

Il bambino potrebbe raccontare molto, rispondere con poche parole oppure non voler parlare affatto. Anche il silenzio deve poter trovare spazio.

L’obiettivo non è ottenere la risposta corretta, ma creare un’occasione in cui il bambino senta di poter parlare senza essere giudicato.

Come scegliere un libro sulle emozioni per bambini?

Libro bambini

Non esiste un libro adatto a tutti. La scelta dovrebbe tenere conto principalmente di età, interessi, capacità di comprensione e momento che il bambino sta vivendo.

Per i bambini più piccoli

Per i bambini in età prescolare sono generalmente più accessibili:

  • storie brevi;
  • immagini facilmente leggibili;
  • situazioni quotidiane riconoscibili;
  • personaggi con emozioni chiaramente rappresentate;
  • testi semplici che possono essere riletti più volte.

La ripetizione non rappresenta necessariamente un limite: rileggere una storia già conosciuta può permettere al bambino di soffermarsi ogni volta su elementi differenti.

Dai 6 anni in poi

Con la crescita possono essere proposte storie più articolate, nelle quali emozioni e relazioni diventano progressivamente più complesse.

Un racconto può offrire lo spunto per parlare, ad esempio, di:

  • amicizia;
  • rapporto con i compagni;
  • scuola;
  • autostima;
  • paura di sbagliare;
  • gelosia;
  • litigi;
  • separazioni;
  • cambiamenti;
  • senso di esclusione;
  • difficoltà nel rispettare le regole.

Non è necessario che sulla copertina compaia la parola “emozioni”. Anche un romanzo o una storia apparentemente lontana dall’esperienza del bambino può offrire occasioni preziose per parlare di sentimenti e relazioni.

È meglio scegliere un libro sull’emozione che il bambino sta vivendo?

Può essere utile, ma non è sempre necessario.

Se un bambino sta vivendo una particolare paura, una situazione di gelosia o un momento di cambiamento, una storia con elementi simili può aiutarlo a riconoscersi nell’esperienza del personaggio.

È però importante evitare di utilizzare il libro per comunicare indirettamente al bambino come dovrebbe comportarsi.

Un racconto sulla rabbia, per esempio, non dovrebbe diventare: “Vedi? Devi fare come questo personaggio quando ti arrabbi.”

È preferibile lasciare spazio alla curiosità: “Tu cosa ne pensi di quello che ha fatto?”

In questo modo il libro resta soprattutto una storia condivisa e non si trasforma in uno strumento per correggere il comportamento.

Come parlare delle emozioni durante la lettura?

Non servono tecniche particolari. Alcuni piccoli accorgimenti possono però facilitare il dialogo.

Si può:

  • osservare insieme l’espressione dei personaggi;
  • chiedersi cosa potrebbe essere successo;
  • provare a dare un nome alle emozioni;
  • immaginare più spiegazioni possibili;
  • collegare la storia alla vita quotidiana solo quando il bambino sembra disponibile;
  • accogliere interpretazioni diverse da quelle dell’adulto.

È utile ricordare che le emozioni non sono giuste o sbagliate. Possono essere piacevoli o spiacevoli, semplici o difficili da gestire, ma tutte comunicano qualcosa dell’esperienza che la persona sta vivendo.

Anche per questo, più che spiegare al bambino cosa dovrebbe sentire, è importante aiutarlo gradualmente a riconoscere ciò che prova e trovare modalità adeguate per esprimerlo.

La lettura condivisa è importante anche per la relazione genitore-bambino

Quando si parla di libri per bambini si tende spesso a concentrarsi sul contenuto della storia. In realtà è importante anche il momento della lettura.

Ritagliarsi uno spazio tranquillo, leggere senza fretta, ascoltare le domande e accogliere le osservazioni del bambino può creare un’occasione di vicinanza.

Non è quindi importante soltanto quale libro leggere, ma anche come lo si legge insieme.

La lettura può diventare uno dei tanti momenti quotidiani attraverso i quali il genitore impara ad ascoltare il bambino e il bambino sperimenta la possibilità di esprimere pensieri, dubbi ed emozioni.

Un libro sulle emozioni può sostituire il supporto di uno psicologo?

No. Un libro può essere uno strumento utile, ma non sostituisce una valutazione o un percorso professionale quando questi sono necessari.

Paure, rabbia, tristezza e preoccupazioni fanno parte dell’esperienza di tutti i bambini. Ciò che può suggerire la necessità di un approfondimento è soprattutto la loro intensità, persistenza e influenza sulla vita quotidiana.

Se il bambino appare in forte difficoltà, tende a isolarsi, presenta paure che limitano le normali attività oppure manifesta cambiamenti importanti nel comportamento, nella scuola o nelle relazioni, può essere utile confrontarsi con uno psicologo infantile.

Un professionista può aiutare i genitori a comprendere meglio ciò che stanno osservando e valutare se sia necessario un approfondimento oppure se siano sufficienti alcune indicazioni.

Libri ed emozioni: un consiglio per i genitori

Non occorre trovare il “libro perfetto” né utilizzare ogni storia per insegnare qualcosa.

A volte è sufficiente sedersi accanto al bambino, leggere insieme e lasciare spazio a ciò che emerge.

Una domanda, un commento spontaneo, una risata o il desiderio di rileggere più volte la stessa pagina possono diventare piccoli momenti di relazione.

La lettura condivisa non sostituisce un eventuale intervento psicologico o pedagogico, ma può rappresentare un modo semplice e piacevole per accompagnare il bambino nella scoperta delle emozioni.

La Cooperativa Ippogrifo di Muggiò, in Monza e Brianza, è composta da un’équipe multidisciplinare che opera nell’ambito dell’età evolutiva e supporta bambini e famiglie nelle diverse fasi della crescita.

Quando un genitore ha dubbi rispetto al benessere emotivo o al comportamento del proprio figlio, anche un primo confronto può essere utile per comprendere meglio la situazione e individuare il supporto più appropriato.

Domande frequenti sui libri e le emozioni dei bambini

A che età si possono leggere libri sulle emozioni?

Non esiste un’età precisa. Si possono proporre storie che parlano di emozioni già nei primi anni di vita, scegliendo libri, immagini e linguaggio adeguati alla fase di sviluppo del bambino. Crescendo, è possibile introdurre racconti progressivamente più complessi.

Quali emozioni è utile affrontare con i bambini?

Non è necessario concentrarsi soltanto sulle emozioni considerate difficili. Gioia, sorpresa, paura, tristezza, rabbia, gelosia, vergogna e frustrazione possono tutte diventare occasioni per aiutare il bambino a conoscere meglio ciò che prova.

Cosa chiedere a un bambino dopo aver letto una storia?

Sono preferibili domande aperte e semplici, come “Come pensi che si sentisse?”, “Perché secondo te ha reagito così?” oppure “Cosa avresti fatto tu?”. Non è però necessario fare domande dopo ogni lettura: anche ascoltare ciò che il bambino racconta spontaneamente è importante.

I libri sulle emozioni aiutano a gestire la rabbia?

Possono aiutare il bambino a riconoscere la rabbia, parlarne e osservare attraverso i personaggi differenti modi di affrontarla. Non rappresentano però una soluzione automatica. Quando la rabbia è molto intensa, frequente o interferisce con la vita familiare, scolastica o relazionale, può essere utile chiedere il parere di un professionista.

È meglio leggere insieme o lasciare che il bambino legga da solo?

Entrambe le esperienze hanno valore. Quando l’obiettivo è creare uno spazio di dialogo sulle emozioni, però, la lettura condivisa offre maggiori occasioni per confrontarsi sui personaggi, ascoltare le osservazioni del bambino e parlare insieme di ciò che accade nella storia.

Libri emozioni bambini
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